La maggioranza tripartita puntella il governo

Mario Monti ha convocato il Consiglio dei ministri per lunedì prossimo. Verosimilmente Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, si presenterà alla riunione del governo con una bozza semidefinitiva sulla spending review, mentre Elsa Fornero spiegherà ai colleghi quali modifiche intende apportare alla riforma del lavoro (al di là dei toni battaglieri di una parte del Pdl, è in corso una trattativa che vede collaborare il relatore berlusconiano Maurizio Castro con gli uffici del ministro del Lavoro).
8 AGO 20
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Mario Monti ha convocato il Consiglio dei ministri per lunedì prossimo. Verosimilmente Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, si presenterà alla riunione del governo con una bozza semidefinitiva sulla spending review, mentre Elsa Fornero spiegherà ai colleghi quali modifiche intende apportare alla riforma del lavoro (al di là dei toni battaglieri di una parte del Pdl, è in corso una trattativa che vede collaborare il relatore berlusconiano Maurizio Castro con gli uffici del ministro del Lavoro). I partiti della maggioranza tripartita (Pdl, Pd e Udc) sollecitati dal Quirinale hanno steso una rete a protezione del governo tecnico spazzando via, almeno per un giorno, le parole “elezioni anticipate”. Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini hanno promosso una mozione unitaria con la quale chiedono al governo stanziamenti in grado di far ripartire l’economia e un piano per la vendita del patrimonio pubblico. L’operazione è tutta politica, conferma legami sempre più fitti tra i partiti (la riforma della legge elettorale sembra adesso davvero a portata di mano), ed è giudicata positivamente anche negli ambienti della tecnocrazia che pure sono apparentemente i destinatari di una tirata di orecchie da parte della politica.
Alcuni nel Pdl rumoreggiano e Maurizio Gasparri, il capogruppo in Senato, usa toni ultimativi nei confronti di Fornero e della sua riforma del Lavoro: “Se non cambia non la votiamo”. Ma nel partito di Silvio Berlusconi e di Alfano sembra aver vinto (per adesso) la linea dialogante, filomontiana, e sottilmente grancoalizionista che anche il Cavaliere ombroso inclina ad assecondare pur restando fedele al proprio umore mobile. Monti va sostenuto, dunque, “se non altro perché non esistono alternative”, dicono i vertici di un Pdl che ondeggia tra le soluzioni di rottura caldeggiate da Gasparri (ma anche da Ignazio La Russa e Denis Verdini) e posizioni invece più compromissorie (quelle di Gaetano Quagliariello, Franco Frattini e molti altri).
Così Monti ieri ha potuto tirare un po’ il fiato dopo una settimana difficile nei rapporti con le forze politiche che lo sostengono. Si lavora a una “lista di suggerimenti” al governo in materia di crescita. Lo sta facendo il partito di Alfano, ma anche il Pd ha in cantiere una serie di proposte da sottoporre a Monti e forse, soprattutto, a Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo che appare a tutti “un po’ troppo timido”. Come dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, “Passera non aggredisce il tema della crescita. Ci faremo venire noi delle idee. Va bene il rigore, ma ora ci vuole lo sviluppo”. Un appello forte è arrivato al governo anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il presidente della Conferenza episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, ieri ha preso da parte il ministro Fornero e il ministro della Salute Renato Balduzzi a margine di un dibattito pubblico che si è tenuto all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.
L’incontro è avvenuto in una saletta privata. “Attenti ai tagli, la gente soffre”, avrebbe detto Bagnasco guardando negli occhi i due tecnici. Il cardinale, al corrente dei progressi di Piero Giarda sulla spending review, si riferiva soprattutto alla spesa sociale e alla sanità. Con la spending review, auspicata con urgenza anche da Mario Draghi (più tagli e meno tasse), si individueranno i capitoli di spesa da sforbiciare. Il messaggio di Bagnasco è che quei comparti, negli ultimi anni, hanno già dato molto.